14 aprile 2008

Glossario della crisi economica/2. SUBPRIME

La crisi dei mutui

I subprime, (o "B-Paper" o "second chance") sono prestiti che vengono concessi ad un soggetto che non può accedere ai tassi di interesse di mercato (ovvero al mercato prime), in quanto ha avuto problemi con i debiti precedenti. Circa il 25% della popolazione americana ricade in questa categoria. I prestiti subprime sono rischiosi sia per i creditori sia per i debitori, vista la pericolosa combinazione di alti tassi di interesse e cattiva storia creditizia (fallimenti, insolvenze, pignoramenti …).
Poiché i debitori subprime vengono considerati ad alto rischio di insolvenza, i prestatori applicano un più alto tasso di interesse di quanto non farebbero in presenza di un debitore solido ed affidabile. Coloro che proponevano i subprime hanno sostenuto il ruolo positivo di questo tipo di credito: aver esteso l’accesso al credito a fasce di popolazione che prima ne erano escluse.
Dal 2007, l'industria statunitense dei mutui subprime è entrata in crisi. Un'ascesa vertiginosa nel tasso di insolvenza di mutui subprime ha costretto diverse banche d’affari al fallimento o alla bancarotta.
Gli analisti hanno indicato precise responsabilità. Molti hanno sottolineato le pratiche predatorie dei prestatori subprime e la mancanza di una effettiva supervisione da parte delle autorità governative. Altri criticano i debitori per aver contratto mutui, pur ben consci di non poterli soddisfare.
Al momento della forte crescita dei mutui, tuttavia, i tassi di interesse ai minimi storici e stabilmente bassi, lasciavano pensare che fossero convenienti mutui a tasso variabile. I contratti stessi non prevedevano espressamente un interesse massimo applicabile, perché nessuno si aspettava sostanziosi rialzi. La mancanza di un tetto massimo a permesso l’impennata dei tassi.
Molti rapporti sulla crisi evidenziano pure il ruolo della caduta dei prezzi degli immobili, iniziato nel 2005. Mentre i prezzi crescevano, dal 2000 al 2005, i debitori che avevano difficoltà nell'adempiere ai pagamenti potevano sempre vendere oppure accedere più facilmente a nuovi finanziamenti. Dal 2005, però i prezzi delle case sono calati improvvisamente e drasticamente. Da allora non è stato più possibile vendere la propria casa in caso di difficoltà a ripagare il mutuo.
Mentre la crisi si è rivelata e sono cresciuti i timori su un suo peggioramento, alcuni senatori democratici (Charles Schumer, Robert Menendez, Sherrod Brown) hanno proposto che il governo USA fornisca fondi per aiutare i debitori subprime nei guai ed evitare che queste persone possano perdere la loro abitazione. Alcuni economisti criticano la proposta, affermando che potrebbe persino peggiorare le insolvenze o incoraggiare prestiti ancora più rischiosi.
Quali sono le proposte dei candidati per fa pronte alla crisi?
Hillary Clinton ha l’esplicito obiettivo di salvare i titolari dei subprime e le loro case attraverso un programma di incentivi alla ristrutturazione dei “troubled mortgage”(mutui con problemi), di limitazione delle forti penalità inserite nei contratti e di rafforzamento dell’informazione attraverso un grande piano di strutture indipendenti di consulenza che aiutino e proteggano chi cerca casa e finanziamento.
Barack Obama invece, chiede soprattutto agevolazioni fiscali e fondi di sostegno. Per alcuni commentatori appare decisamente più moderato di Hillary.
McCain ritiene, al contrario, che il ruolo di Washington debba essere limitato, rifiutando la creazione di fondi federali. Il candidato del GOP ribadisce le soluzioni proposte per il bail out delle società in crisi (vedi post precedente):
“Non è compito del governo tutelare gli investitori irresponsabili (tra cui per McCain rientrano 2 milioni di famiglie con mutui a rischio). Il governo deve solo prevenire le crisi garantendo la trasparenza dei mercati”. Tutto ciò testimonia come la finanza e il modo di governarla siano entrati a pieno titolo nella campagna elettorale. Una volta, parlare di banche, borse, azioni e tassi di interesse significava rivolgersi a pubblici ristretti e quindi elettoralmente poco significativi. Oggi, e il popolo dei subprime è la più evidente dimostrazione, la finanza e le sue distorsioni riversano i loro effetti su fasce sociali sempre più ampie e sempre più interessate a sapere cosa ne pensano i candidati alle elezioni, candidati che devono mantenere un difficile equilibrio tra gli oggettivi bisogni di protezione delle persone più deboli e i pericoli delle derive populiste, molto facili in periodi preelettorali.

(Matteo Dian)

1 commento:

Spilvia ha detto...

Comunque, secondo me, c'è una certa somiglianza tra Matteo e Michael Douglas.

Silvia